LA NEWSLETTER · N° 13
L'estate 2026 porta buone notizie: le prenotazioni crescono sia dalla domanda italiana che da quella straniera, con gli americani in testa tra chi viene dall'estero. La Toscana guida tra le mete italiane, il Lazio macina numeri record di notti prenotate. Fin qui, ottimo. Ma c'è un dettaglio che i dati non dicono apertamente: la crescita va tutta verso la fascia alta. Gli italiani, in particolare, scelgono ville e appartamenti con qualcosa in più — spazio, cura, dotazioni che fanno sentire a casa senza sembrare un ostello. Tradotto: chi prenota oggi confronta più annunci di prima, legge le foto con attenzione e scarta subito quello che sembra trascurato. Cosa significa per te che hai pochi appartamenti: non devi ristrutturare niente. Devi raccontare meglio quello che già hai — descrizione aggiornata, foto decenti, qualche dettaglio che fa la differenza. Almeno sulla carta, basta poco per non essere scartato al primo sguardo.
Fonti: ['Extralberghiero.it', 'EU News']
Una host della riviera romagnola si sveglia con un bel 2 stelle. L'ospite scrive che il bagno era sporco e l'appartamento puzzava. Peccato che lei abbia le foto del check-out, fatte quella mattina: tutto in ordine, pavimenti lavati, asciugamani puliti piegati sul lavandino. Panico comprensibile. Ma il danno peggiore non viene dalla recensione — viene dalla risposta sbagliata. Difendersi in modo aggressivo, spiegare troppo, chiedere la rimozione pubblicamente: mosse che spingono chi legge a dare ragione all'ospite. La mossa giusta è un'altra. Si risponde in poche righe, con tono calmo. Tre cose che funzionano: ringraziare comunque per il soggiorno, indicare in modo preciso cosa non torna ("la struttura viene fotografata a ogni check-out"), e invitare chiunque legga a contattarci direttamente. Non è resa — è trasparenza. Il risultato? La maggior parte degli utenti che legge una risposta professionale a una recensione negativa tende a fidarsi comunque della struttura. La risposta diventa la vera vetrina. Non è garantito, ma nella maggior parte dei casi funziona meglio del silenzio.
Approfondisci →Partiamo dal caso più comune: sei una persona fisica, affitta un appartamento per meno di 30 giorni, e non hai una partita IVA legata all'affitto. In questo caso non emetti una fattura — emetti una ricevuta di pagamento. La differenza non è un dettaglio: la fattura è roba da imprenditori, la ricevuta è il tuo strumento. La ricevuta deve riportare: nome e cognome tuo e dell'ospite, indirizzo dell'immobile affittato, periodo esatto del soggiorno, importo incassato. Se passi da Airbnb o da un altro intermediario, loro trattengono già il 21% a titolo d'acconto (codice tributo F24 1919) — tradotto: una fetta del tuo guadagno arriva già 'prenotata' per il fisco, e questo va indicato nella ricevuta se il pagamento è passato per loro. La normativa di riferimento è la Legge 431/1998 e la disciplina fiscale dell'Agenzia delle Entrate sulle locazioni brevi. Funziona così, nella maggior parte dei casi.
Fonti: ['Agenzia delle Entrate', 'Normattiva']
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